Il volgare tentativo di estorsione di Motorola ai danni di Apple
Vi abbiamo raccontato ieri delle ultime evoluzioni della causa legale che vede contrapposte Motorola ed Apple per una questione di brevetti detenuti dalla prima e violati, dice il detentore, dalla seconda. Confermiamo la posizione che avevamo preso ieri, ovvero di totale supporto ad Apple almeno per quanto riguarda questa specifica lite, che ha ad oggetto l’utilizzo di tecnologie per le comunicazioni 3G definite standard dell’industria da ormai sette anni.
Si aggiungono particolari alla vicenda che non fanno che rafforzare il nostro totale appoggio ad Apple, che almeno in questa circostanza, è vittima di un volgare tentativo di estorsione. E’ un’opinione forte che però siamo in grado di corroborare con i fatti. I brevetti al centro della querelle riguardano infatti tecnologie ritenute standard per le comunicazioni 3G. Sembrerebbe una puntualizzazione inutile, non fosse per il fatto che le tecnologie che sono ritenute standard di una determinata industria sono soggette ad una particolare disciplina in materia di brevetti.
La disciplina in questione è denominata RAND, acronimo di reasonable and not discriminatory licensing, il che vuol dire che il detentore dei brevetti che sono ritenuti standard dell’industria deve cedere in licenza ai suoi concorrenti l’utilizzo di tali tecnologie, con accordi che devono essere ragionevoli e non discriminatori. Sulla ragionevolezza potremmo anche glissare, non fosse per il fatto che il 2,25% chiesto da Motorola, pare, sul totale delle vendite conseguite da Apple, è una percentuale che non sta né in cielo né in terra. Ed è una cifra tanto assurda che i legali di Apple hanno chiesto di poter visionare gli accordi tra Motorola e gli altri produttori, al fine di dimostrare tanto l’irragionevolezza quanto la discriminatorietà di un accordo del genere.
Sulla discriminazione presunta dai legali di Cupertino, Motorola ha già messo le mani avanti, dicendo che agli altri produttori sarebbero state concesse licenze più vantaggiose in ragione di accordi incrociati. Quindi, per stessa ammissione di Motorola, gli altri produttori godono di tariffe più vantaggiose per l’utilizzo di una tecnologia che, lo ripetiamo, è standard dell’industria.
I legali di Apple, che non devono essere persone per niente simpatiche, sembrano però voler spingersi addirittura oltre e hanno fatto intendere di voler portare all’attenzione dei giudici un accordo tra Qualcomm, che fornisce i chip radio per gli ultimi dispositivi Apple, e Motorola stessa. Il che renderebbe istantaneamente tutte le richieste di Motorola prive di ogni senso. Dal 2,25% ad un rotondo 0%. E non è finita qui, se la corte di Mannheim riconoscerà la violazione della disciplina RAND da parte di Motorola, questa dovrà sicuramente subire una investigazione da parte dell’Antitrust europea, procedura tra le più temute da qualunque azienda che detenga dei brevetti.
In chiusura, senza volerci mettere a fare dietrologie stile Voyager, sarebbe anche il caso di ricordare che secondo alcuni analisti l’acquisizione di Motorola da parte di Google avrebbe celato la volontà di portare l’enorme pool di brevetti detenuto da Motorola dentro l’universo Android, allo scopo di rispondere alle continue azioni di disturbo da parte di Apple. Le ridicole richieste di un 2,25% sulle vendite di ogni dispositivo Apple (che ammonterebbero a cifre di ben superiori all’intera capitalizzazione di Motorola) sono la prova lampante che quegli analisti avevano ragione.



















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